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Fotografia e Videocamere

Dire addio alle foto mosse con l'uso dello stabilizzatore d'immagine
29.09.2015 - Guide e tutorial

Dire addio alle foto mosse con l'uso dello stabilizzatore d'immagine

Se si è soliti scattare all’aperto o in luoghi molto soleggiati potrebbe non essersi mai sollevato il problema del mosso o micromosso, un difetto che affligge le riprese in interni o in situazioni tanto affascinanti quanto difficili da catturare come durante il crepuscolo o di sera. Per aiutare il fotografo a catturare immagini pulite e prive di difetti anche in situazioni limite viene in aiuto lo stabilizzatore d’immagine, uno degli elementi più complessi e affascinanti integrati nelle fotocamere, dalle compatte alle reflex, pur con dei distinguo. Innanzitutto è bene precisare che esistono tre tipologie diverse di stabilizzatori: quelli ottici, quelli elettronici e i sistemi di riduzione delle vibrazioni. Il meno efficace è sicuramente lo stabilizzatore elettronico, utilizzato principalmente nelle fotocamere compatte di fascia media o medio-bassa in quanto decisamente più economico da implementare per la casa produttrice rispetto a quello ottico. Lo stabilizzatore elettronico cerca di eliminare il mosso andando ad agire a livello software sull’immagine, catturandone più di una in sequenza oppure effettuando operazioni di collimazione tra immagini scattate a diverse risoluzioni e sovrapponendo i vari pixel alla ricerca di una globale coerenza visiva. Queste operazioni comportano però sempre e in ogni caso un processo di interpolazione e di elaborazione digitale del file originale, che risulta quindi irrimediabilmente intaccato sia sotto il profilo della definizione che della nitidezza.

Stabilizzatore d'immagine in una bridge

Lo stabilizzatore ottico, invece, funziona tramite una simbiosi tra gli elementi elettronici inseriti nel corpo macchina e quelli ottici che costituiscono l’obiettivo. La stabilizzazione avviene mediante il movimento delle lenti che costituiscono l’obiettivo, le quali si spostano in modo tale da compensare le vibrazioni del corpo macchina impugnato dal fotografo e innescate da un tempo di posa lungo causa scarsa luce ambientale o focale molto spinta. Il vantaggio di questo sistema consiste nella possibilità di vedere nel mirino della reflex/compact system camera l’immagine ferma e già stabilizzata, con positive ripercussioni sulla precisione della messa a fuoco e sul calcolo dell’esposizione. Per contro, questa tecnologia deve essere integrata all’interno di ogni singola ottica, che quindi risulta più pesante e costosa, oltre al fatto che non può agire su ottiche non stabilizzate come invece può fare il sistema di riduzione delle vibrazioni. In questo terzo caso, la tecnologia va a spostare il sensore anziché il gruppo di lenti dell’ottica, seguendo sostanzialmente lo stesso principio di controbilanciamento delle vibrazioni del corpo macchina. Il vantaggio consiste nella possibilità di stabilizzare l’immagine con qualsiasi tipo di ottica, anche quelle più datate, mentre lo svantaggio risiede nell’impossibilità di vedere nel mirino l’immagine già stabilizzata, con ripercussioni sulla precisione della messa a fuoco.

Lo stabilizzatore può essere nell'ottica o nel corpo macchina

Il sistema di riduzione del rumore è usato in prevalenza sulle fotocamere compatte di fascia media e medio-alta vista la presenza di un gruppo ottico collassabile fisso, mentre la maggior parte dei produttori di reflex utilizzano lo stabilizzatore ottico negli obiettivi. Il principio di fondo è comunque molto simile: il sistema di stabilizzazione va a modificare in tempo reale la posizione del sensore o delle lenti per bilanciare il movimento della fotocamera così che ogni porzione dell’immagine inquadrata vada a finire sempre sullo stesso punto del sensore, ottenendo in questo caso massima nitidezza e nessun effetto mosso o aloni intorno al soggetto inquadrato. Per fare questo la fotocamera o l’ottica vengono dotate di giroscopi che rilevano qualsiasi micro-spostamento in tempo reale e inviano le relative informazioni a un microprocessore che comanda dei piccoli motori elettrici che spostano le lenti o il sensore in direzione contraria a quella della macchina. Tutto questo avviene in tempi rapidissimi e con estrema precisione, tanto che i migliori sistemi di stabilizzazione permettono di recuperare fino a 4 stop di apertura, passando ad esempio da un tempo di posa di 1/50s fino a un notevolissimo 1/6s, tempo impossibile da tenere a mano libera senza introdurre del mosso. Il lavoro di stabilizzazione introduce, per contro, un lieve ritardo nello scatto e un maggiore consumo della batteria della macchina, ma i vantaggi sono innumerevoli: aumento come detto fino a 4 stop del tempo di posa, possibilità di tenere bassi valori di ISO e quindi evitare l’insorgere di rumore video nella foto, libertà nell’usare diaframmi chiusi per aumentare la nitidezza e la profondità di campo dell’immagine, possibilità di usare tempi lunghi e flash sincronizzato per fermare con nitidezza soggetti in movimento.  

è possibile calcolare facilmente il tempo minimo di posa

In assenza di un sistema di stabilizzazione l’unico rimedio consiste nell’usare un cavalletto, aumentare la sensibilità ISO e aprire il diaframma. Nel primo caso bisogna fare i conti con l’ingombro del treppiede e il fastidio di portarselo sempre con sé, l’aumento degli ISO introduce inevitabilmente rumore nell’immagine e il diaframma tutto aperto, oltre ad avere un valore legato alla qualità dell’ottica, limita la profondità di campo e quindi la tipologia di foto che è possibile scattare. Vi sono poi dei casi in cui è bene disattivare lo stabilizzatore, ad esempio quando si usa la macchina su cavalletto, visto che il tempo di posa lungo che è possibile scegliere grazie alla stabilità garantita dal treppiede non necessita del lavoro anche dello stabilizzatore, che anzi potrebbe introdurre delle microscopiche vibrazioni e inficiare così il risultato finale; oppure durante i movimenti orizzontali, i panning, molto usati nella foto sportiva mentre si insegue il soggetto. Utile infine conoscere la regola empirica nata al tempo delle reflex a pellicola per calcolare il limite del tempo di scatto consentito a mano libera per scattare foto prive di mosso: 1 / lunghezza focale utilizzata. Quindi, con una focale da 50mm non scendere sotto 1/50s usando reflex in formato Full Frame 35mm, che diventa 1/75s per le DX APS-C, per le quali è necessario moltiplicare tale valore per 1,5x a causa della focale equivalente.